Comprò un dipinto per strada e scoprì che il suo amore era ancora vivo

“Puoi acquistare questo dipinto?”

La voce della ragazza era così fragile che Dante Russo pensò, per un attimo, che fosse stata inventata dal vento.

Continuava a camminare.

Aveva imparato a non fermarsi per strada.

Uomini come lui non sopravvivevano perché avevano un buon cuore, ma perché sapevano quando una mano tesa era una trappola, quando uno sguardo innocente era vigilanza e quando arrivava un’occasione da qualcuno che lo voleva morto.

Quel pomeriggio, su un elegante viale della città, le vetrine dei negozi si stavano spegnendo una ad una.

Il freddo filtrava attraverso le auto ferme, sollevava involucri di carta accanto al marciapiede e scuoteva le tende graffiate sulle porte chiuse.

Dante andava in giro con il cappotto chiuso, tre uomini armati che seguivano il suo cammino e una cena privata che lo aspettava dall’altra parte della notte.

Non era una cena di lavoro, anche se tutti facevano finta che lo fosse.

Un vecchio nemico lo aspettava a un tavolo riservato, con un sorriso educato e un debito che da anni puzzava di sangue.

Dante non era in ritardo per sbaglio.

Voleva che l’altro uomo lo aspettasse.

Volevo che sentisse il peso di ogni minuto.

Poi la voce gli toccò di nuovo la schiena.

“Per favore signore. È la faccia di nostra mamma. Lei è malata e abbiamo bisogno di medicine.”

Dante si fermò.

Non per via della parola mamma.

Non per via della parola medicina.

Si fermò perché la ragazza non aveva chiesto pane, monete o pietà.

Aveva offerto qualcosa in cambio, come se anche quando aveva fame sapesse che il mondo faceva pagare tutto.

Si voltò lentamente.

Sotto la tenda di una boutique chiusa, tre bambine erano sedute sullo sgabello ghiacciato.

Erano identici.

Gli stessi capelli color rame scompigliati dal vento.

Le stesse guance pallide.

Gli stessi occhi verdi, enormi, con una serietà che non apparteneva a nessun bambino.

Uno teneva in mano una vecchia lattina di caffè con qualche moneta sul fondo.

Un’altra strinse una sciarpa piegata contro le spalle, coprendosi a metà, cercando anche di coprire le sorelle.

Il terzo era in piedi davanti a una piccola tela appoggiata al muro di mattoni, come un minuscolo soldato a guardia di un confine.

Dante guardò prima le ragazze.

Poi guardò il dipinto.

E tutto il resto è stato cancellato.

Il rumore del traffico scomparve come se qualcuno avesse affondato la città sott’acqua.

La voce di Nico, il suo uomo di fiducia, andò perduta prima di formarsi.

Le luci dell’auto, il freddo sulle dita, la cena, il nemico, la strada, i rischi, tutto era lontano.

Su quella tela scadente era dipinto solo il volto.

Una giovane donna seduta vicino a una finestra.

La luce gli toccò la guancia con insopportabile tenerezza.

I capelli biondo scuro le cadevano sciolti sulle spalle.

Gli occhi verdi sembravano contenere una risata intima e privata, del tipo che non viene data a chiunque.

Dante conosceva quella risata.

L’aveva sentita in cucina a mezzanotte, quando un temporale aveva interrotto la loro corrente elettrica ed Elena aveva acceso candele su piatti irregolari.

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